mercoledì 18 luglio 2012

un sorriso, una stretta di mano...

Alla fine un sorriso, una stretta di mano e la consapevolezza di aver aiutato chi è in difficoltà ripagano più di ogni cosa.

E' cominciata sabato 30 giugno la nostra “avventura” per la raccolta di aiuti per le popolazioni emiliane, raccolta fortemente voluta dal Comitato Genitori, nata dalla certezza dei contatti in loco e mossa da uno spirito solidale che è andato al di là di ogni più rosea aspettativa.

Due giorni, quarantotto ore per raccogliere acqua, saponi, coperte ed ogni quant'altro potesse servire agli amici colpiti dal sisma dello scorso maggio, poi una settimana per pianificare il viaggio ed infine la partenza.
Alle sei del mattino di sabato sette luglio due mezzi e quattro persone si sono messe in marcia, destinazione: Finale Emilia.
L'autostrada è scivolata velocemente sotto gli pneumatici ed in men che non si dica ci siamo trovati all'uscita del casello di Reggiolo, poi, da lì, un susseguirsi di paesi con nomi tristemente noti per la cronaca degli ultimi mesi: Mirandola, Moglia, San Felice sul Panaro, Cavezzo ed infine Finale Emilia, la nostra destinazione.

Giunti al campo 6, gestito dalla Protezione Civile Umbra in collaborazione con l'Associazione Nazionale Carabinieri e con l'Agesci di Roma, colpisce subito l'organizzazione perfetta e la conoscenza delle procedure per l'accoglienza dei beni a loro destinati. Così, mentre i detersivi ed il materiale per l'igiene personale viene scaricato, catalogato e stoccato nell'ordinato magazzino del campo, l'acqua ed i succhi di frutta finiscono, dopo lo stesso iter, direttamente nella cucina.

Mentre sono in corso le operazioni di scarico ci raggiunge una volontaria dell'ass. “Mani Tese” a cui consegniamo le tre tende lasciateci da Micaela e poi, dopo due chiacchiere con il capo campo ed il passaggio di rito in segreteria per ritirare l'attestato con i ringraziamenti, giriamo i mezzi e ci spostiamo al magazzino dell'attivissima Croce Rossa Italiana di Finale, dove depositiamo coperte, asciugamani, vestiti e giocattoli.

Chiuso il portellone sul furgone vuoto è il momento di ripartire e salutare questa terra ed i suoi abitanti, ancora scossi per quanto accaduto, ma vogliosi di rialzarsi e ricominciare, in alcuni casi anche da zero.
La sosta per il pranzo ci offre l'opportunità per uno scambio di idee e di emozioni su quanto visto in mattinata con l'unanime considerazione che, se è vero che lo scenario di devastazione prospettato dal punto di vista urbanistico è limitato a quei fabbricati di una certa età, è anche vero che il crollo delle cascine, per un'economia ancora basata sulla ruralità, ha colpito al cuore questo territorio.

La popolazione, dai racconti fatti dai capi campo, è viva e vogliosa di ricominciare, aiuta e si aiuta con tutte le risorse che ha a disposizione, ma ha paura. Paura delle scosse, paura di rimanere in casa di notte e le tende posizionate in ogni giardino ne sono la dimostrazione.
I volontari, ben supportati dalle amministrazioni comunali, si stanno impegnando per risolvere anche i problemi della testa e dell'animo, ma si sa, le crepe si riparano, ma le ferite al cuore sono più difficili da rimarginare......

E così, dopo qualche centinaio di chilometri macinati, rientriamo a Vaprio, stanchi ma soddisfatti, perchè, alla fine, un sorriso, una stretta di mano e la consapevolezza di aver aiutato chi è in difficoltà ripagano più di ogni cosa.

                                            Simone

(link a tutte le foto)

Nessun commento:

Posta un commento